di Erika Noschese
Una vita segnata da violenze, umiliazioni e paura. È la storia di una donna di Bellizzi che, dopo decenni di maltrattamenti subiti dal marito, già condannato con il riconoscimento della recidiva per il reato di maltrattamenti in famiglia, chiede ora giustizia anche sul piano civile.
L’avvocato Maria Gabriella Gallevi ha infatti chiesto al Tribunale di Salerno la condanna dell’uomo al risarcimento di 100 mila euro, oltre a una provvisionale immediatamente esecutiva di 60 mila euro.
Secondo gli atti processuali, le violenze sarebbero iniziate nel 1977, fin dall’inizio della convivenza, aggravandosi dopo la nascita della seconda figlia. La donna avrebbe subito per anni aggressioni fisiche e psicologiche, tra cui episodi in cui il marito le rovesciava addosso secchi d’acqua gelata mentre dormiva.
Nel 1987, dopo essersi allontanata da casa, sarebbe stata raggiunta e ferita agli arti inferiori con un colpo di fucile. Nonostante ciò, le violenze sarebbero proseguite fino a spingerla a tentare il suicidio. Neppure il successivo trasferimento a Battipaglia avrebbe interrotto l’incubo: la donna sarebbe stata costretta a dormire sul pavimento, picchiata, insultata e minacciata.
La svolta arriva nel 2015, quando una delle figlie lascia casa rifugiandosi in una struttura protetta. Anche la madre decide di andarsene, ponendo fine a quasi quarant’anni di convivenza.
Le testimonianze raccolte e un video agli atti, nel quale l’imputato mima l’uccisione della moglie e afferma: «Questa volta finisce nel cimitero», rafforzano il quadro accusatorio. La richiesta risarcitoria si fonda anche sull’orientamento della Cassazione, secondo cui il danno morale derivante dai maltrattamenti può ritenersi sussistente anche senza una prova specifica.
Per la Donna potrebbe ora arrivare un risarcimento morale per permetterle di ricominciare una nuova vita dopo quasi mezzo secolo di violenze atroci.