Compagni di scuola si ritrovano a distanza di cinquant’anni. Ieri, ad Eboli, la reunion della 3ª I della scuola media Matteo Ripa del 1976.
Sono arrivati da ogni angolo d’Italia, alcuni perfino dall’estero, uno dalla Tunisia. C’era chi vive ancora in città e chi ha fatto centinaia di chilometri, tutti con la stessa emozione negli occhi: quella di ritrovarsi.
Cinquant’anni sono tanti. Sono matrimoni e figli cresciuti, carriere costruite e capelli imbiancati, traslochi e addii. Eppure, per quei 13 “ragazzi” del ‘76, il tempo si è fermato. O forse è tornato indietro, fino al tempo dei ricordi. Quello in cui ogni giorno si ritrovavano tra i banchi e, dopo il suono della campanella, tra le strade e nei cortili di una Eboli che fu, più coesa e meno “difficile” di oggi, per giocare a pallone o a biglie, sognando il futuro senza ancora conoscerlo davvero.
Il registro di classe della 3ª I Matteo Ripa del 1976 è un elenco di nomi che per molti ebolitani evocano ricordi precisi: Matteo Cicalese, Gino Cioffi, Cosimo Cuozzo, Gerardo D’Elia, Nicola Danza, Piero De Vivo, Mario Del Gaudio, Vito Di Benedetto, Vincenzo Ferrara, Rosario Fusco, Alfredo La Torraca, Roberto Manzione, Alfonso Marino, Salvatore Mazzaro, Glauco Minervini, Alessandro Montone, Franco Morena, Carmine Perciabosco, Valentino Scotillo, Vincenzo Sparano, Domenico Spera, Enzo Taglianetti, Valter Tortoriello, Gennaro Verdini.
Intorno a un tavolo, nella bellezza di un pranzo condiviso e condito da mille ricordi, si sono raccontati vite intere. Qualcuno ha tirato fuori vecchie foto in bianco e nero, altri hanno ricordato aneddoti di professori severi e scherzi tra compagni. Qualcuno ha riso, qualcuno si è commosso. Tutti hanno capito che quella reunion non era solo nostalgia, ma qualcosa di più profondo.
«Questo incontro non è stato solo un pranzo»- ha spiegato uno di quei ragazzi, ormai uomini, dopo la reunion- «È memoria che respira, è amicizia che ha resistito al tempo, è il segno che ciò che siamo stati non è mai andato perduto».
Parole semplici, ma cariche di significato. Perché in un’epoca dove tutto corre veloce e le relazioni si consumano in fretta, ritrovarsi dopo cinquant’anni è un atto rivoluzionario. È la dimostrazione che certi legami, nati sui banchi di scuola, non si spezzano. Si allungano, si assottigliano, magari si sospendono per anni, ma restano lì, pronti a riemergere quando serve. Perchè, come quegli stessi ragazzi del ‘76 si sono detti, salutandosi e dandosi appuntamento alla prossima riunione, «Una classe non smette mai di esserlo, una classe vera resta tale per sempre».