Dal legno spezzato dei barconi naufragati nasce un segno che parla di dolore, ma soprattutto di speranza. La Croce di Lampedusa arriva a Eboli come invito alla memoria e alla responsabilità, richiamando le coscienze al valore della vita e dell’accoglienza.
[di Maria Vita Della Monica]
Il prossimo 18 febbraio, alle ore 18.00, la Parrocchia di Santa Maria del Carmine in San Francesco, presidio di fede e comunità per il centro storico e per l’intera città, la accoglierà nel giorno del Mercoledì delle Ceneri, porta d’ingresso del cammino quaresimale.
Promossa da Arnoldo Mosca Mondadori attraverso la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti e scolpita dal falegname Francesco Tuccio, utilizzando i resti di una nave affondata nelle acque del Mediterraneo nel 2013, a bordo della viaggiavano immigrati provenienti dall’Africa, la Croce di Lampedusa è diventata un vero e proprio simbolo universale.
Il suo arrivo ad Eboli è un gesto che rispecchia l’identità della comunità di Santa Maria del Carmine in San Francesco, guidata dal francescano Padre Salvatore Mancino, impegnata non da oggi sui temi della pace, dell’accoglienza e della fraternità. Una realtà sempre in cammino che continua a testimoniare, con scelte concrete, la cultura dell’incontro.