Attualità

Eboli, sospesa autorizzazione a due comunità alloggio per minori

By Sud Tv

March 12, 2026

Il provvedimento si attendeva da tempo e ieri è arrivato. Disposta da ASSI- Azienda Speciale Sele Inclusione, con un atto a firma del direttore Antonio Nuzzolo, la sospensione dell’autorizzazione al funzionamento e dell’accreditamento istituzionale di “I Lilia di Camilla” e “Ohana di Camilla” le due comunità alloggio per minori di Eboli, gestite dalla Cooperativa Sociale “Il Girasole”, finite alla ribalta social negli scorsi mesi.

[di Maria Vita Della Monica]

Una decisione, quella di ASSI, che arriva al termine di una vicenda esplosa nel mese di gennaio quando il giornalista Pino Grazioli aveva pubblicato sui suoi seguitissimi canali social una serie di dirette- denuncia, raccogliendo testimonianze di ex operatori ed ex ospiti delle due strutture di via Don Lorenzo Milani. Il quadro emerso era agghiacciante: presunta somministrazione di farmaci senza indicazione medica, cibo scadente e inadeguato, condizioni igieniche precarie, personale privo dei titoli richiesti, consumo di alcool e sostanze all’interno delle strutture.

ASSI aveva disposto la chiusura immediata delle strutture e il trasferimento di una decina di minori in contesti ritenuti idonei. Il procedimento amministrativo di revoca era stato, invece, formalmente aperto il 21 gennaio 2026. La Cooperativa, poi, aveva presentato le sue controdeduzioni, imputando le difficoltà- tra cui il mancato pagamento delle retribuzioni al personale- ai ritardi nei pagamenti delle rette da parte degli enti invianti. In in tempo massimo di 15 giorni, la titolare de “Il Girasole” avrebbe dovuto produrre documentazione a supporto. Documentazione che non è mai arrivata.

A mettere il punto sulla vicenda, infine, il verbale di verifica del 10 marzo: le strutture risultano chiuse, inattive e prive dei segni distintivi del servizio. Il provvedimento di sospensione, firmato l’11 marzo, ne è stato la logica e inevitabile conseguenza. Una brutta storia, dunque, si chiude. Ma apre inevitabilmente interrogativi sui limiti di un sistema di accreditamento e vigilanza che, a volte, fatica a intercettare le criticità prima che emergano all’attenzione pubblica. E che, probabilmente, continuerà a far discutere.