Avrebbe dovuto essere il biglietto da visita della città. Inaugurato nel 2017, il Terminal Bus situato all’ingresso di Eboli, in via Ludovico da Casoria, nacque come moderno punto di interscambio per autobus locali e regionali e per i collegamenti a lunga percorrenza. Oggi, però, questo luogo racconta tutt’altra storia.
[di Maria Vita Della Monica]
Il gabbiotto che fungeva da sala d’attesa cade letteralmente a pezzi: buchi nel soffitto e nei muri, umidità, segni inequivocabili di incuria. La biglietteria automatica che si trova al suo interno è fuori uso. Nell’aria puzza di urina; a terra mozziconi, filtri, rifiuti ed escrementi fanno bella mostra di sé. Del resto, i bagni pubblici al servizio di quell’area sono chiusi. Di giorno le pensiline esterne brulicano di pendolari. Di notte il gabbiotto diventa rifugio di fortuna, un posto lontano da occhi indiscreti. Anche quelli elettronici delle telecamere.
E se in città sono al via opere pubbliche per milioni di euro, questo, intanto, è ciò che che si presenta dinnanzi agli occhi di chi ci arriva in bus. «Cristo si è fermato a Eboli», scrisse Carlo Levi, oltre quel confine la civiltà non era arrivata. La metafora torna, ma porta con sé un interrogativo amaro: se Cristo passasse oggi davanti al terminal bus di Eboli, si fermerebbe ancora o questa volta tirerebbe dritto?