Cronaca

La Verità dei fatti. La dignità di chi non si arrende. La testa alta

By Redazione

October 28, 2026

LA VERITÀ DEI FATTI. LA DIGNITÀ DI CHI NON SI ARRENDE. LA TESTA ALTA.

Oggi si è chiusa una pagina importante di una lunga vicenda giudiziaria che mi ha segnato profondamente: sono stato assolto perché il fatto non sussiste nel procedimento relativo alla presunta turbativa sulla gestione delle politiche sociali e del Piano di Zona. Una vicenda che per anni mi ha esposto a polemiche, titoli di giornale e accuse, alimentando tensioni in un settore delicato come quello delle politiche sociali. Oggi questa sentenza rappresenta un punto fermo e una tappa importante di un percorso umano e giudiziario estremamente difficile. Ma per comprendere fino in fondo ciò che ho vissuto bisogna guardare oltre la singola sentenza. Credo di aver pagato, e di continuare a pagare, un prezzo altissimo per essere stato un sindaco nato tra la gente e sostenuto dalla gente, senza dinastie politiche né cognomi capaci di aprire le porte del potere. A Eboli, la mia libertà da certe appartenenze sembra essere diventata, per alcuni, un ostacolo da colpire. Quando la politica rinuncia al confronto e sceglie di alimentare decine e decine di denunce ed esposti, il danno non è solo personale: si rischia di soffocare il dibattito e di rallentare il cambiamento. Non intendo giudicare le intenzioni di chi ha agito, né il lavoro della magistratura, chiamata inevitabilmente a esaminare le segnalazioni ricevute. Ma proprio questo è il punto: quando gli esposti diventano decine e decine, la macchina della giustizia è chiamata ad attivarsi, e chi li subisce finisce per pagare un prezzo umano, politico e personale enorme. È questa la ferita che porto dentro: aver dovuto difendere non solo il mio operato, ma anche la libertà di fare politica senza padrini, senza appartenenze e senza rinunciare al legame più importante, quello con la mia gente. Posso però raccontare il peso che tutto questo ha avuto sulla mia vita e sulla mia esperienza amministrativa. OLTRE 80 ESPOSTI. PIÙ DI 40 PROCEDIMENTI GIUDIZIARI. UNA PRESSIONE CHE HA SEGNATO ME E LA MIA FAMIGLIA. Il bilancio che ho ricostruito comprende 33 archiviazioni, 5 assoluzioni, 2 procedimenti ancora in corso e una condanna definitiva. Non nascondo nulla, neppure quest’ultima. La riconosco come esito giudiziario definitivo, pur continuando ad avere le mie convinzioni e le mie riserve su quella specifica vicenda. Secondo la mia ricostruzione, si tratta di un fatto mai verificatosi e che non riguardava neppure il Comune di Eboli. Nel percorso giudiziario, la Procura generale presso la Corte di Cassazione aveva chiesto l’assoluzione, richiesta che non è stata accolta. Nonostante la sentenza definitiva e in attesa che la condanna venga eseguita, non mi fermerò. Continuerò a percorrere tutte le strade che ritengo legittime per far valere le mie ragioni, valutando anche il ricorso agli strumenti di tutela previsti in ambito europeo e la presentazione di una domanda di grazia al Presidente della Repubblica. Ritengo che questa condanna rappresenti un’ingiustizia e contesto una ricostruzione che, a mio avviso, si concentra su presunte intenzioni, anziché su un fatto concretamente verificatosi, un fatto che, secondo la mia convinzione, non si è mai realizzato e non avrebbe potuto realizzarsi. Rispetto la magistratura e le sue decisioni. Ma rispettare le decisioni giudiziarie non significa rinunciare alle proprie convinzioni, né abdicare al diritto di difendersi attraverso gli strumenti consentiti dalla legge. Nel procedimento sulla presunta turbativa, inizialmente erano stati contestati 18 capi d’imputazione: 17 sono stati successivamente archiviati e, per la vicenda relativa alla turbativa, è arrivata ora l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Una sentenza che accolgo con soddisfazione e che mi permette di guardare a questa parte della mia storia con maggiore serenità. Ma non ho mai permesso che le vicende giudiziarie cancellassero ciò che ho fatto per Eboli. Porto con me risultati incredibili nelle politiche sociali, raggiunti in un clima difficile, con un Comune in predissesto e senza risorse PNRR. Chi è venuto dopo ha avuto risorse mai viste prima, ma risultati, a mio avviso, enormemente inferiori alle opportunità. Perché non bastano i soldi quando mancano visione e capacità. Abbiamo coinvolto oltre 250 giovani alle prime esperienze in Comune, attraverso Servizio Civile, tirocini, stage, borse di studio e praticantato. Abbiamo attrezzato la spiaggia “Mare di Tutti”, la prima della provincia dedicata alle persone con disabilità, dotandola di comfort e attrezzature per garantire l’accessibilità e la fruizione del tempo libero. Abbiamo ridotto i tempi di pagamento del FNA per gli assegni di cura destinati alle persone con disabilità gravissima e grave, passando da circa 540 giorni (un anno e mezzo) a pagamenti bimestrali regolari. Abbiamo aumentato il numero delle assistenti sociali da 9 a 22, raggiungendo un rapporto di 1 ogni 3.600 abitanti, inferiore a quello di 1 ogni 5.000 previsto dalla normativa di riferimento. Abbiamo potenziato l’assistenza specialistica scolastica, garantendo oltre 10 ore settimanali in più, dal primo all’ultimo giorno di scuola. Abbiamo incrementato i fondi e le ore di assistenza domiciliare integrata agli anziani, aggiungendo altre 7 ore settimanali di assistenza. Abbiamo riattivato l’assistenza sociale domiciliare per gli anziani soli. Abbiamo portato da 0 a 3 i Centri Famiglia presenti nell’ambito, dotandoli di psicologi, assistenti sociali, educatori e personale formato come operatore RBT per i minori con disturbi dello spettro autistico. Abbiamo aumentato il personale in servizio al Piano di Zona da 7 a 18 unità, oltre a 2 dipendenti comunali. Abbiamo promosso e sostenuto il Centro antiviolenza, ottenendo risultati significativi nel contrasto alla violenza e nel supporto alle persone coinvolte. Abbiamo avviato progetti pilota nell’ambito delle politiche per l’immigrazione, promuovendo percorsi di integrazione e inclusione. Abbiamo sviluppato iniziative di inclusione e sostegno alle persone con disabilità, accompagnandole con la nomina del Disability Manager. Abbiamo assegnato i locali e avviato il progetto “Il Forno di Vincenzo”, dando spazio a un’iniziativa di valore sociale e inclusivo. Abbiamo proposto la costituzione di un consorzio pubblico per la gestione del Piano di Zona, con maggiori garanzie di controllo, trasparenza e tutela dell’interesse collettivo. Eravamo pronti a sottoporre la proposta all’esame dei Consigli comunali, ma l’emergenza Covid ha bloccato il percorso. Successivamente, l’amministrazione uscente ha scelto un modello di tipo privatistico, diverso da quello da noi proposto. Una differenza sostanziale di visione: per noi le politiche sociali dovevano restare saldamente ancorate al controllo pubblico e alla tutela delle persone più fragili. Questa è solo una parte della mia esperienza amministrativa nelle Politiche Sociali: tra difficoltà di bilancio e ostilità, avviammo una svolta, affrontando una vera e propria aggressione giudiziaria, con decine di esposti e denunce in Procura, al TAR e all’ANAC. Le 17 archiviazioni e gli esiti dei procedimenti conclusi raccontano un percorso di verifiche serrate, senza esiti tali da compromettere la regolarità dell’azione amministrativa. Un risultato che tutela il lavoro dell’intera struttura, dal Coordinatore del Piano di Zona ai funzionari del Comune di Eboli. E viene spontaneo chiedersi: cosa sarebbe emerso se gli stessi controlli fossero stati applicati anche nei cinque anni successivi? Ringrazio di cuore i miei avvocati, Cacciatore Cecchino e Costantino Cardiello, per il lavoro svolto e per avermi accompagnato in questo percorso. Ringrazio soprattutto le tantissime persone che, in questi anni, non mi hanno mai fatto mancare affetto, stima e vicinanza. La vostra presenza è stata una forza nei momenti più difficili e mi ha ricordato, ogni volta, il valore del rapporto costruito con la mia città. Oggi mi tolgo un peso, ma non cancello le ferite né il prezzo umano che ho pagato. Non dimentico, però, da dove vengo e dove vivo: il quartiere Paterno, la mia gente, le persone che hanno creduto in me. Non sono nato nei palazzi del potere e non rinnego la mia storia. Vado avanti a testa alta, con rispetto per la magistratura e fiducia nelle istituzioni. Lo devo alla mia famiglia, a me stesso e a chi non mi ha mai abbandonato. Le polemiche passano, il lavoro e i legami umani restano. Il mio impegno non cambia: Eboli e i suoi cittadini, prima di tutto. Sempre.

EBOLI 28-10-2026   Massimo Cariello