Si fa sempre più complessa la vicenda giudiziaria di Franco Alfieri, già sindaco di Capaccio Paestum e presidente della Provincia di Salerno.
Nella giornata di ieri si è tenuta una nuova udienza presso il Tribunale di Vallo della Lucania, dove si celebra il processo sui presunti appalti truccati per la pubblica illuminazione, che vede coinvolti, oltre ad Alfieri, anche la sorella Elvira, titolare della Alfieri Impianti; il proprietario della Dervit, Vittorio De Rosa; l’ex responsabile unico del procedimento, Carmine Greco; l’ex capo staff, Andrea Campanile, e il procuratore speciale della Dervit, Alfonso D’Auria.
Nel corso dell’udienza si è svolta la requisitoria del pubblico ministero e procuratore capo di Vallo della Lucania, Francesco Rotondo, che, al termine di un intervento durato oltre due ore e accompagnato da una memoria di 250 pagine, ha formulato le richieste di condanna nei confronti degli imputati.
Per l’ex sindaco, il pm ha chiesto una condanna a sei anni e sei mesi di reclusione, con un aumento di ulteriori sei mesi per la continuazione, per un totale di sette anni di carcere e 500 euro di multa. Per Vittorio De Rosa sono stati chiesti sei anni e nove mesi di reclusione e 300 euro di multa; per Andrea Campanile e Alfonso D’Auria, due anni e sei mesi di carcere e 1.000 euro di multa ciascuno.
Per Carmine Greco, invece, la richiesta è di quattro anni e due mesi di reclusione e 2.500 euro di multa.
Diversa la posizione di Elvira Alfieri, per la quale la pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione con la formula «perché il fatto non costituisce reato».
Nella determinazione delle pene richieste, il pubblico ministero ha riconosciuto le attenuanti generiche e applicato gli aumenti previsti per la continuazione.
Il processo proseguirà la prossima settimana con le arringhe degli avvocati della difesa, in vista della sentenza di primo grado, attesa per il prossimo 19 novembre.