È soprattutto a Salerno che si concentra la preoccupazione dell’ABBAC per l’aumento dell’imposta di soggiorno.
Nel corso del 2026, infatti, il Comune ha modificato per due volte le tariffe applicate ai turisti che pernottano in città, determinando un incremento del prelievo proprio nell’anno in cui il capoluogo sta registrando una forte attenzione sul fronte dei flussi turistici.
Dal 1° gennaio 2026 l’imposta era stata fissata a 4 euro per gli alberghi a 4 e 5 stelle, 3 euro per gli alberghi da 1 a 3 stelle, gli agriturismi e le RTA e 2 euro per B&B, case vacanza, affittacamere e locazioni brevi. Una disciplina rimasta in vigore soltanto per alcuni mesi.
Con la deliberazione del Commissario straordinario dell’8 aprile, infatti, dal 1° giugno è scattato un ulteriore aumento: le tariffe sono salite rispettivamente a 5, 4 e 3 euro, sempre per un massimo di sette pernottamenti consecutivi.
Due aumenti nell’arco di pochi mesi che hanno riacceso il confronto sull’utilizzo dell’imposta e, soprattutto, sulla necessità di garantire maggiore stabilità agli operatori del comparto turistico.
A intervenire è Agostino Ingenito, presidente nazionale ABBAC, che chiede chiarezza sulla destinazione delle risorse raccolte.
La questione non riguarda soltanto l’entità della tariffa, ma anche il principio alla base dell’imposta. Per ABBAC, infatti, prima di procedere con ulteriori aumenti sarebbe necessario rendere trasparente quanto viene incassato e soprattutto come queste risorse vengono utilizzate.
Il tema assume un peso particolare in una città come Salerno, dove negli ultimi anni il turismo è diventato uno degli assi strategici dello sviluppo economico. Proprio per questo, secondo ABBAC, l’imposta dovrebbe tradursi in servizi concretamente percepibili da chi visita la città: dal trasporto pubblico alla mobilità, dalla sicurezza al decoro urbano, dalla manutenzione all’accoglienza, fino all’accessibilità, all’informazione e alla promozione turistica.
L’ABBAC propone trasparenza, tavoli permanenti con le categorie, uno stop agli aumenti automatici e una revisione complessiva della disciplina dell’imposta di soggiorno.
Per Salerno, dunque, la partita non si gioca soltanto sull’importo richiesto a chi sceglie di pernottare in città, ma sulla capacità dell’amministrazione di dimostrare che quel prelievo si traduca effettivamente in una migliore qualità dei servizi e in un ritorno concreto per il sistema turistico locale.