«La scarcerazione di Youssef Siher è un provvedimento vergognoso, uno schiaffo morale ai poliziotti rimasti feriti e a tutti gli uomini e le donne in divisa che ogni giorno rischiano la propria incolumità per garantire la sicurezza dei cittadini. È una decisione che lascia sconcertati e che rischia di vanificare, agli occhi dell’opinione pubblica, il lavoro delle forze dell’ordine».
È durissima la presa di posizione di Johnny Ricca, poliziotto e vice coordinatore vicario provinciale della Lega di Salerno, che interviene sulla scarcerazione di Youssef Siher, esprimendo indignazione e profonda amarezza.
«Non è accettabile che chi indossa una divisa debba affrontare violenze, aggressioni e rischi personali per assicurare il rispetto della legge e poi assistere a decisioni che rischiano di trasmettere un messaggio devastante: quello dell’impunità. Il rispetto dell’autonomia della magistratura non può impedirci di esprimere una critica severa a provvedimenti che riteniamo profondamente sbagliati. La certezza della pena e la tutela di chi rappresenta lo Stato devono tornare al centro dell’attenzione».
Ricca richiama le dichiarazioni pronunciate a caldo dopo gli scontri nelle piazze italiane, quando aveva condannato senza esitazioni le aggressioni agli agenti, rilanciando la proposta di ripristinare il servizio militare obbligatorio come strumento educativo per le nuove generazioni.
«Avevo detto che il dissenso è un diritto, ma aggredire chi garantisce la sicurezza non può esserlo. Lo ribadisco oggi con ancora maggiore convinzione. Abbiamo bisogno di ricostruire una cultura del rispetto delle regole, dell’autorità e delle istituzioni. Anche per questo continuo a sostenere la necessità di riaprire il dibattito sul servizio militare obbligatorio, per insegnare ai giovani il significato della disciplina, della responsabilità e del senso dello Stato»
Il vice coordinatore provinciale della Lega pone soprattutto una questione di credibilità istituzionale.
«Che messaggio arriva ai poliziotti feriti? Che valore attribuiamo ai loro sacrifici, alle notti trascorse in servizio, alle famiglie che aspettano con apprensione il loro ritorno a casa? Non possiamo pretendere che le forze dell’ordine garantiscano sicurezza e legalità se poi non dimostriamo, con altrettanta fermezza, di essere dalla loro parte. Chi aggredisce un poliziotto non colpisce soltanto una persona: colpisce un rappresentante dello Stato».
Ricca conclude con un appello alle istituzioni: «Il garantismo è un principio fondamentale della nostra democrazia, ma non può trasformarsi, nella percezione dei cittadini, in un sentimento di impunità. Non chiediamo vendette né scorciatoie giudiziarie. Chiediamo giustizia, fermezza e rispetto per chi serve il Paese».