Il Tricolore ad avvolgere la sua bara, l’omaggio dei commilitoni e il dolore di una città che piange uno dei suoi figli.
È il giorno dell’ultimo saluto al sergente Simone Ruggia, il militare salernitano di 37 anni morto il 29 ottobre nello schianto dell’elicottero in Bosnia, durante la missione internazionale Eufor Althea.
Questa mattina, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, si sono svolti i funerali solenni delle quattro vittime. Accanto a Ruggia, originario del quartiere Pastena e in servizio a Viterbo, hanno perso la vita Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci.
Alla cerimonia hanno partecipato le più alte cariche dello Stato. A rappresentare il Comune di Salerno è stato il vicesindaco Savastano, presente per rendere omaggio al giovane concittadino e testimoniare la vicinanza dell’amministrazione comunale alla famiglia.
I feretri, avvolti nel Tricolore, sono stati accolti da un picchetto d’onore e portati a spalla dai commilitoni.
A ricordare il sacrificio dei quattro militari è stato monsignor Gian Franco Saba, ordinario militare per l’Italia, che durante l’omelia li ha definiti «seminatori di germogli di pace».
«Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura hanno intuito che dedicare la vita per il servizio è anticipazione del Paradiso e vera sapienza», ha sottolineato il presule, ricordando l’impegno dei militari a favore delle popolazioni più fragili.
Parole che accompagnano anche il dolore di Salerno, dove Ruggia era cresciuto prima di intraprendere la carriera militare. Una vita spezzata a soli 37 anni, lontano dalla sua città, mentre era impegnato in una missione internazionale di pace. Oggi l’Italia gli ha reso gli onori militari, insieme agli altri tre caduti. Intanto, oggi a Salerno è lutto Cittadino disposto dal sindaco Vincenzo De Luca questa mattina dunque bandiere a mezz’asta.