Home Attualità Eboli. Addio a “Gigino” Zottoli, l’anima biancazzurra del Massajoli

Eboli. Addio a “Gigino” Zottoli, l’anima biancazzurra del Massajoli

[di Maria Vita Della Monica]

Gli spalti del Massajoli hanno perso per sempre una delle loro voci più autentiche. Luigi Zottoli, per tutti semplicemente “Gigino”, se n’è andato a 91 anni portando con sé un pezzo di storia dell’ Ebolitana e dell’anima popolare di un quartiere, il Paterno, che nello sport e nel tifo biancazzurro ha sempre trovato aggregazione, socialità e riscatto. Sui social in tanti hanno commentato la sua scomparsa, postando un ricordo, un aneddoto, una frase.

Negli anni ’70 e ’80, la sua salumeria in via Pio XII era più di un semplice negozio: un punto di riferimento, un luogo dove intere famiglie trovavano sostegno. «Gigino un bravo uomo, ha dato da mangiare a intere famiglie compresa la mia», ricorda con gratitudine Mario Rossi. «Nel rione dove abitavo io da bambino faceva la “libretta”, poi a fine mese si passava a pagare». Una generosità concreta, fatta di gesti quotidiani, che dice molto del legame profondo tra quest’uomo e il suo quartiere.

Ma Gigino era soprattutto un tifoso. Uno di quelli veri, di quelli che vivono ogni partita con il cuore in gola, che non mancano mai, né alle partite né agli allenamenti. Dagli spalti del Massajoli, a pochi passi dalla sua salumeria, ha seguito per decenni le fortune alterne della sua squadra, nella buona e nella cattiva sorte. Il suo grido di battaglia era leggendario: «Arbitruccio!!! urlava appena metteva piede allo stadio, a prescindere», un rituale che Umberto Visconti ricorda con affetto, insieme al soprannome “Cacciavite” con cui era conosciuto.

C’era un’altra frase che Gigino ripeteva durante le partite, una di quelle espressioni che sono entrate nel lessico dei tifosi biancazzurri. «Di So’, jucatore ‘e C 2», diceva, quando vedeva in campo un giocatore che non si mostrava all’altezza del suo ruolo. Una battuta diventata cult, che continua a riecheggiare sugli spalti. Carmine Caprarella la rievoca con nostalgia: «Ancora oggi alcuni di noi la ripetono, in ricordo di quegli anni fantastici. Gigino vivrà sempre nel cuore di noi tifosi dell’Ebolitana, del Nucleo Sconvolti». Giovanni Pepe’ Di Biase scatta di Zottoli un’istantanea, descrivendolo «Con quelle scocche rosse dopo il pranzo domenicale nei famosi distinti dei grandi uomini di fede dell’Ebolitana».

La passione di Gigino per i colori biancazzurri era totale, viscerale. Maurizio Ragone lo definisce «Uno di noi, Nucleo 84» mentre Sergio Aragona ne parla come di «un vero tifoso Biancazzurro, a suo modo “ultras”, in cui quei ragazzi che lui chiamava affettuosamente “stravolti” hanno trovato in un punto di riferimento», «Un punto di riferimento che non dimenticheremo, una perdita enorme per tutta la comunità» scrive Massimo Cariello, ricordandolo «sempre con il sorriso e la passione per la nostra amata Ebolitana».

Per Luigi Zottoli l’Ebolitana è stata una famiglia. Sì, perché una parte della sua ne ha indossato la maglia, trattandola come un patrimonio prezioso. I figli Enzo ed Angelo, infatti, hanno entrambi giocato nell’Ebolitana. Ma è soprattutto Angelo ad essersi impresso nella memoria collettiva: per anni l’attaccante più prolifico della squadra, quello che segnava, dribblava e faceva battere il cuore. L’idolo della curva, insomma. Per Gigino, veder giocare i suoi figli con quei colori che tanto amava sarà stata senza dubbio la gioia più grande.

L’Ebolitana Calcio 1925, nella sua pagina ufficiale, si è stretta «con affetto e profonda commozione alla famiglia Zottoli», sottolineando come di Luigi «la passione e il sorriso  resteranno per sempre nel cuore della famiglia biancazzurra».

Dopo una vita vissuta tra il lavoro, la passione calcistica e la famiglia, Gigino lascia la moglie Pina, i figli Angelo, Enzo e Anna Rita. Ma resta nel ricordo di una intera comunità, di un quartiere di cui è stato icona e di un’intera generazione di tifosi dell’Ebolitana: quei ragazzi “stravolti” che trovarono nel tifo per la squadra della propria città un tramite per crescere, un veicolo di identità e un “luogo” in cui ritrovarsi.

Domani, alle ore 10, la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo accoglierà l’ultimo saluto a Luigi Zottoli. E certamente non mancherà la bandiera biancazzurra, quella che ha accompagnato tutta la sua vita.