Eboli piange la dottoressa Elisabetta Voza, medica di base e attivista. Tenace, schietta, determinata, pasionaria, amava definirsi “medica“, al femminile, con quella fermezza che la contraddistingueva in tutto, nel suo approccio alla professione come alla vita pubblica. Alla notizia della sua prematura quanto dolorosa scomparsa i social hanno accolto tantissimi messaggi di cordoglio: pazienti, amici, compagni di lotta, esponenti politici e istituzionali, tutti a restituire il ritratto di una persona che ha saputo lasciato il segno di sé e del proprio valore nel tessuto vivo di un’intera comunità.
Ai suoi pazienti Elisabetta Voza ha dedicato ben più di una professione: una presenza costante, un riferimento sicuro, una voce chiara nei momenti di paura. Lo sanno bene quanti, durante il Covid, l’hanno eletta a punto di riferimento lucido e sempre disponile, mentre il panico generale sembrava non lasciare spazio alla ragione.
Il suo impegno non si fermava all’ambulatorio. In prima linea per i diritti, vicina agli ultimi, presente alle battaglie dell’ANPI, alla politica intesa come servizio, alle scorse elezioni regionali aveva accettato la candidatura con Alleanza Verdi Sinistra da indipendente. Salario minimo, tutela dell’ambiente, sanità pubblica le parole chiave della sua scelta, lo slogan che aveva pensato- “Per curare una sanità malata”- era già un manifesto. Anche quando, in piena campagna elettorale, si apprese della malattia che l’aveva colpita, la medica non si tirò indietro sostenuta dai tanti che credevano in lei e nelle sue capacità, raccogliendo numerosi consensi e ammirazione.
Elisabetta era anche il cuore pulsante della sua famiglia. Nata dall’amore di Ernesto e Rita, lascia le figlie Alessia e Francesca, entrambe mediche, e i fratelli Maurizio e Massimiliano. Quest’ultimo, stimato cardiologo, attivista e sindacalista con cui condivideva la passione per la politica e l’impegno civile, le è rimasto accanto fino all’ultimo istante. “La medicina è più di un lavoro, più di una nobile professione, è anche una vocazione”- aveva scritto la dottoressa Voza in un post dedicato alla figlia Francesca, nel giorno della laurea- “Spero che la onorerai aiutando e curando il prossimo senza distinzione di età, sesso, religione, etnia, nazionalità, stato sociale”, parole che oggi suonano come un testamento.
Il cordoglio si è riversato immediato e trasversale. L’ANPI la saluta con affetto: “Elisabetta è stata protagonista della sua comunità. Sempre disponibile come medica di base, attiva nel sociale, una personalità preziosa. Eboli perde una grande donna.” Il Comune di Eboli ha espresso “costernazione e sgomento” per la perdita di “una professionista della salute e una donna impegnata nel mondo civile, sociale e politico”, con le condoglianze del sindaco e dell’intera amministrazione. Un paziente, tra i tanti, ha scritto le parole più belle e vere: “Buon viaggio, dottoressa e compagna. Hai dedicato il tuo miglior tempo a chi cammina piano e vive nel proprio silenzio.”



