La proprietà delle Fonderie Pisano ha presentato le integrazioni al progetto di riconversione green dello stabilimento di Fratte, richieste dalla Conferenza dei servizi del 26 agosto, dando seguito alle prescrizioni necessarie al superamento delle criticità relative alle BAT (Best Available Techniques) e al rispetto dei limiti emissivi.
Il progetto prevede la decarbonizzazione del processo produttivo, con la sostituzione dei cubilotti alimentati a carbone con forni elettrici a induzione e il potenziamento dei sistemi di aspirazione e filtraggio. I due cubilotti sono già stati resi non operativi. La produzione potrebbe ripartire nell’immediato attraverso il forno elettrico già presente e autorizzato, con una capacità pari a circa il 13% di quella precedente, consentendo il rientro a rotazione dei 120 dipendenti in attesa dell’installazione degli altri due forni previsti.
La proprietà sottolinea inoltre di aver trasmesso all’assessore regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro uno studio Assofond sulla presenza di fonderie italiane in prossimità di centri abitati, evidenziando la possibilità di conciliare attività industriale, prescrizioni ambientali e tutela della qualità della vita.
L’azienda chiede ora alla Regione di accelerare l’iter per il rilascio dell’AIA. «Abbiamo presentato il progetto di integrazione il 22 giugno – afferma l’ad Ciro Pisano – e da allora sono trascorsi circa tre mesi. Per un’azienda industriale, tre mesi di fermo possono essere un’eternità. Prolungare ulteriormente l’incertezza significa condannare a morte la fonderia».
Infine, Pisano esprime preoccupazione per la rimozione della centralina mobile Arpac di via dei Greci, attiva da oltre dieci anni. «La trasparenza e la possibilità per i cittadini di conoscere quotidianamente i dati ambientali devono essere rafforzate, non ridotte», conclude.



