Si fa sempre più delicata la vertenza delle Fonderie Pisano di Salerno. Dal 1° novembre potrebbero scattare i licenziamenti dei lavoratori impiegati nella produzione, qualora non fosse possibile riavviare almeno parzialmente l’attività dello stabilimento di Fratte. È quanto emerso dal tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza di azienda, sindacati e istituzioni.
L’amministratore delegato Ciro Pisano, affiancato dall’advisor Dino Giordano, ha ribadito la volontà di proseguire l’attività, sollecitando la Regione Campania ad accelerare l’iter autorizzativo del progetto di decarbonizzazione presentato il 19 giugno. La società ha inoltre presentato ricorso al Tar per ottenere la convocazione urgente della Conferenza dei servizi e consentire l’utilizzo del forno elettrico già installato.
Il nodo principale resta la scadenza degli ammortizzatori sociali ordinari, fissata al 31 ottobre. Senza una ripresa produttiva o strumenti alternativi di sostegno, l’azienda potrebbe avviare le procedure di licenziamento.
Dura la posizione della Fiom-Cgil, guidata a Salerno da Francesca D’Elia: «I lavoratori non possono essere ostaggio di un contenzioso amministrativo prima e giudiziario poi tra azienda e istituzioni».
«Abbiamo a cuore i nostri lavoratori oltre che la nostra azienda», replica Pisano, chiedendo alla Regione di consentire rapidamente la ripartenza.
Il Mimit ha aggiornato il confronto al 21 ottobre, alle ore 16, chiedendo la presenza degli assessorati regionali competenti, compreso quello all’Ambiente. Sarà inoltre valutato il ricorso ad ammortizzatori sociali in deroga per scongiurare i licenziamenti.



