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Container tunisini al porto di Salerno: i comitati al fianco dei sindaci

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Sit-in Persano contro rifiuti dalla Tunisia
No ai rifiuti dalla Tunisia

I Container “tunisini”, che sono ancora fermi al posto di Salerno sono al centro delle polemiche da parte di sindaci
e comitati.

Dopo la riunione in Prefettura con i primi cittadini, arriva la nota dei comitati che sono con i sindaci per la difesa del territorio ed impedire che la spazzatura arrivi a Serre.

“Sindaci, siamo con voi”. Suona più o meno così il messaggio ai primi cittadini della Piana del Sele che arriva dalle anime del Coordinamento “Ambiente, Salute e Territorio”, federato da Baldassarre Chiaviello, all’ indomani della riunione del Comitato per l’ ordine pubblico e la sicurezza che il prefetto di Salerno, Francesco Russo, ha allargato al vicepresidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola, al numero uno dell’ Ente d’ Ambito di Salerno, Giovanni Coscia, e agli amministratori dei comuni di Serre, Altavilla, Silentina, Campagna, Eboli e Battipaglia, per discutere del futuro dei 213 container ricolmi dei rifiuti della discordia rimpatriati dalla Tunisia, che giacciono da 28 giorni al porto di Salerno.

Un netto diniego, quello opposto dai sindaci del più popoloso comprensorio a sud del capoluogo, di fronte alla proposta d’accettare pacificamente lo stoccaggio dei 213 container in cambio della caratterizzazione al porto d’ un campione di nove box. Un no che incontra la “concordanza” del Coordinamento: “Siamo convinti – si legge in una nota- che la caratterizzazione possa avvenire sul piazzale del porto e che, subito dopo, i rifiuti debbano essere avviati alla destinazione definitiva, senza interessare altre aree”.

E poi mettono in evidenza: “I cittadini della Piana non sono più disponibili ad accettare arroganza ed imposizioni da parte
di chi pensa di risolvere i propri problemi scaricandoli su territori silenti e remissivi . La Piana del Sele non vuole essere più né silente, né remissiva. Ogni decisione assunta senza coinvolgere i cittadini ci vedrà costretti ad estendere ed alzare il livello della protesta”.