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Eboli, video-denunce di Pino Grazioli accendono i riflettori su una casa famiglia. Il caso esplode sui social

Cibo scarso e inadeguato, somministrazione sospetta di farmaci e alcool, maltrattamenti verbali. Ma anche condizioni igieniche precarie e la presenza di personale non qualificato all’interno della struttura. Sarebbero queste ed altre le irregolarità consumatesi all’interno di una casa famiglia per minori di Eboli. A denunciarle, tra venerdì e sabato scorsi, il giornalista vesuviano Pino Grazioli con una serie di dirette dalle sue seguitissime pagine social.

[di Maria Vita Della Monica]

Giunto sul posto Grazioli ha incontrato un nutrito gruppo di ex operatori della struttura, che hanno descritto un quadro assai allarmante. Ai minori, secondo quanto riferito alle telecamere, veniva servito cibo di pessima qualità, mai carne o pesce ma solo cibo spazzatura: «Una volta ho portato io una bottiglia di olio per cucinare, perché neppure quella c’era»- ha dichiarato in video una ex operatrice.
Ai ragazzi ospiti, stando a quanto testimoniato nei video, sarebbe stato permesso di fumare sigarette ma non ci si sarebbe limitati a questo. La testimonianza choc di una ragazza ex ospite della casa famiglia, infatti, parla anche di consumo di alcool all’interno della struttura e di droghe leggere “procurata tramite amici”.

I racconti fatti alla presenza di Grazioli dicono anche di condizioni igieniche precarie e soprattutto di una gestione della casa famiglia del tutto inadeguata e “distratta”: «Sono stati fatti entrare ragazzi con la scabbia», «La psicologa si scocciava di fare i colloqui», nella struttura sarebbero stati presenti una ragazzina autistica e un ragazzo con problemi di glicemia «Ma l’infermiere per gestirli era assente» e ancora «Venivano somministrate gocce di tranquillanti nel miele, perché i ragazzi non se ne dovevano accorgere». Queste sono solo alcune delle frasi da brivido, pronunciate dai protagonisti delle dirette- denuncia.

Nei video pubblicati vengono fatti più volte nomi e cognomi di operatori, alcuni dei quali descritti come sprovvisti dei titoli necessari a svolgere la propria mansione, e della responsabile della casa famiglia che già in passato è stata oggetto di polemiche e accuse, lanciate via social e non soltanto, relativamente alla sua condotta nei confronti di collaboratori e utenti. «La titolare inizialmente si proponeva come una bava persona»- spiega a Grazioli una oss, ex dipendente- «Credevo in questo progetto, a me piace la mia professione, sostenere i ragazzi, dargli supporto, ma loro erano dell’avviso di operare in maniera opposta. Noi non dovevamo supportare questi ragazzi, altrimenti si cullavano».

Una vicenda delicata e carica di ombre, quella emersa dai social, che solleva interrogativi inquietanti sulla gestione di un luogo che dovrebbe rappresentare un rifugio sicuro per minori in difficoltà. Le testimonianze raccolte e rilanciate dal giornalista Pino Grazioli, se confermate, delineerebbero un contesto profondamente lontano da ogni standard di tutela, accoglienza e rispetto della dignità dei giovani ospiti. Intanto sono stati in tantissimi, a giudicare dalle interazioni social, a seguire la vicenda. In attesa di riscontri ufficiali resta, dunque, sicuramente alta l’attenzione dell’opinione pubblica, affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto e, laddove necessario, assunte le dovute responsabilità.

Grazioli, attraverso i suoi canali, ha rivolto un appello diretto al sindaco di Eboli e agli assistenti sociali, chiedendo un intervento urgente e risolutivo per verificare le condizioni nella struttura e tutelare i minori coinvolti. Allertati dal giornalista, sul posto sono arrivati anche i Carabinieri della Compagnia di Eboli ma, al momento, non ci sarebbero indagini in corso.