La Procura della Repubblica di Salerno ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale relativo alla vicenda dell’ex Italcementi, l’area situata alla foce del fiume Irno, da anni al centro di polemiche per le trasformazioni urbanistiche intervenute nel tempo.
A comunicarlo è stato il procuratore Raffaele Cantone, attraverso una nota ufficiale nella quale vengono ricostruiti gli accertamenti condotti e le ragioni che hanno portato a escludere la configurabilità del falso ideologico in atto pubblico, ipotizzato a carico di ignoti.
L’inchiesta era partita da un esposto presentato da alcuni cittadini, che avevano sollevato dubbi sulla regolarità degli atti amministrativi e notarili relativi all’alienazione di alcuni lotti dell’ex stabilimento. La Procura aveva quindi delegato le indagini alla Squadra mobile della Questura di Salerno, che ha acquisito documentazione presso il Comune, gli uffici del territorio e l’Archivio notarile, ricostruendo l’evoluzione urbanistica dell’area a partire dal 1995.
Proprio in quell’anno, quando Italcementi vendette i terreni al Comune di Salerno, il certificato di destinazione urbanistica individuava le particelle come aree destinate a spazi pubblici, verde, parcheggi e attrezzature collettive. Nel rogito notarile, inoltre, il mantenimento di tale destinazione veniva indicato come elemento essenziale della compravendita, con un richiamo alla legge 219 del 1981, relativa alla ricostruzione successiva al terremoto.
Negli anni successivi, però, la destinazione urbanistica venne progressivamente modificata. Una prima variante risale al 1999, seguita dal Piano urbanistico comunale del 2006, entrato in vigore nel 2007. Nel 2013 l’area venne suddivisa in due comparti, PROG_1A e PROG_1B, con l’inserimento di quest’ultimo nel piano delle alienazioni. Infine, la revisione del Puc del 2022 privilegiò destinazioni turistico-alberghiere e parcheggi.
È proprio sulla natura del vincolo originario che si concentra uno dei passaggi più significativi della ricostruzione della Procura. Gli inquirenti non sono riusciti a stabilire con certezza se si trattasse di un’obbligazione negoziale, di un vincolo urbanistico conformativo oppure di un vincolo derivante dalla legislazione speciale post-sismica.
In quest’ultimo caso, per modificare la destinazione dell’area sarebbe stata necessaria una specifica procedura autorizzativa, con il coinvolgimento degli organismi competenti per la gestione degli interventi successivi al terremoto. Una procedura che, secondo quanto emerge dagli atti esaminati, non risulta essere mai stata attivata. Le modifiche sarebbero state invece introdotte attraverso gli ordinari strumenti di pianificazione urbanistica.
Un elemento che lascia aperti interrogativi sulla correttezza del percorso amministrativo, ma che non consente, secondo la Procura, di configurare il reato di falso ideologico. Al momento delle successive compravendite, infatti, la destinazione urbanistica risultava già modificata attraverso provvedimenti mai impugnati.
Quanto all’eventuale illegittimità delle procedure amministrative, gli inquirenti evidenziano che un’ipotetica condotta riconducibile all’abuso d’ufficio sarebbe comunque prescritta, considerato che la prima variante risale al 1999. A ciò si aggiunge l’abrogazione del reato intervenuta nel 2024.
La Procura ha inoltre escluso che i cittadini firmatari dell’esposto possano essere qualificati come persone offese dal reato ipotizzato, trattandosi di questioni riguardanti interessi pubblici e l’esercizio della funzione amministrativa.
La decisione definitiva sulla richiesta di archiviazione spetterà adesso al giudice per le indagini preliminari.
La conclusione dell’inchiesta, tuttavia, non equivale a una certificazione della piena regolarità dell’intero percorso urbanistico. Resta infatti aperta una questione fondamentale: stabilire se il vincolo imposto nel 1995 potesse essere superato attraverso semplici varianti urbanistiche oppure se fosse necessario seguire le procedure previste dalla legislazione speciale.
Un interrogativo che continua a pesare sul futuro di una delle aree più significative e controverse della città di Salerno.



