Home Cultura ed Eventi La Via del Grano, 36 Comuni uniti per il turismo

La Via del Grano, 36 Comuni uniti per il turismo

Un progetto che attraversa Campania, Basilicata e Puglia, recuperando un antico tracciato borbonico per trasformarlo in un itinerario turistico, culturale ed enogastronomico. È il “Regio Cammino di Matera – La Via del Grano”, protagonista del convegno che si è svolto il 4 ottobre nell’Aula Consiliare del Comune di Barile, in provincia di Potenza.

L’iniziativa, promossa dalla Pro Loco di Barile, presieduta da Rocco Franciosa, insieme all’Amministrazione comunale, si è tenuta nell’ambito della XXX Sagra d’Eccellenza del Tumact Me Tulez e del Festival dell’Aglianico del Vulture. Al centro dell’incontro, le prospettive di sviluppo di un progetto che coinvolge 36 Comuni di tre regioni, con l’obiettivo di valorizzare storia, paesaggio, produzioni agricole e tradizioni locali.

Il Regio Cammino di Matera ripercorre idealmente l’antica Strada di Matera, progettata nel 1789 dal marchese Giuseppe Maria d’Ayala Valva su incarico di Ferdinando IV di Borbone. Un’infrastruttura concepita per agevolare il trasporto dei cereali dai territori dell’entroterra verso i principali collegamenti commerciali del Regno.

Oggi quell’eredità storica diventa il punto di partenza per costruire una rete turistica permanente, capace di collegare territori, comunità e produzioni d’eccellenza attraverso percorsi dedicati al turismo lento, ai camminatori e ai cicloturisti.

Tra i momenti significativi del convegno, l’intervento del Cav. Uff. Damiano Faccenda, fondatore dell’Associazione La Via del Grano e coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico del partenariato, che ha donato all’Amministrazione comunale un documento storico relativo alla costruzione dell’antica strada.

Faccenda ha inoltre richiamato l’attenzione sulla presenza della Pietra Miliare 95 nei pressi di Rionero in Vulture, testimonianza materiale dell’antico tracciato.

«La festa del Tumact Me Tulez racchiude l’anima autentica di Barile e della cultura Arbëreshë, intrecciandola indissolubilmente con la Civiltà del Grano che unisce i nostri 36 Comuni», ha sottolineato Faccenda, evidenziando il legame tra patrimonio storico e identità delle comunità attraversate dal percorso.

Al confronto hanno preso parte Giuseppe Del Plato, presidente dell’Associazione La Via del Grano APS ETS, Antonio Alfano, già consigliere comunale di Eboli, Comune capofila del partenariato, Luigi Cerruti di FederComTur Culturitalia e Maria Angrisani, assessore del Comune di Bella, insieme ai rappresentanti istituzionali del territorio.

Particolare attenzione è stata riservata alle opportunità economiche legate alla valorizzazione del marchio territoriale. L’imprenditore pastaio Giuseppe Montanarella ha annunciato l’intenzione di inserire il logo della Via del Grano sulle confezioni delle proprie linee di pasta, realizzate con grano duro proveniente da Puglia e Basilicata.

Un’iniziativa che punta a collegare direttamente la valorizzazione della storia alla filiera agroalimentare e alla promozione commerciale dei prodotti locali.

L’Associazione La Via del Grano e il Comitato Tecnico Scientifico sono impegnati nella definizione di un programma condiviso che si sviluppa lungo tre direttrici principali.

La prima riguarda la creazione di un brand enogastronomico integrato, capace di promuovere le eccellenze dei territori coinvolti: dall’Aglianico del Vulture al pane di Altamura e Matera, fino alle specialità Arbëreshë e alle produzioni della Valle del Sele.

La seconda punta alla predisposizione di progetti comuni per accedere ai finanziamenti regionali, nazionali ed europei, favorendo la collaborazione tra le amministrazioni del partenariato.

La terza prevede la strutturazione di un itinerario turistico permanente, fruibile durante tutto l’anno, attraverso la valorizzazione dei percorsi storici e lo sviluppo di servizi destinati a camminatori e cicloturisti.

Il convegno di Barile rappresenta così un ulteriore passaggio nel percorso di costruzione della Via del Grano: un progetto che intende trasformare un’antica infrastruttura borbonica in un’opportunità contemporanea di sviluppo economico, turistico e culturale per Campania, Basilicata e Puglia.