A Eboli tre studenti che cantano “Bella Ciao” in piazza della Repubblica diventano il pretesto per una polemica social.
[di Maria Vita Della Monica]
Un cittadino, incuriosito da loro canto, chiede ai ragazzi chi avesse insegnato loro quella canzone. La risposta è semplice: il loro professore. Da lì il passo verso lo sfogo è breve: il cittadino affida al gruppo Facebook “Sei di Eboli se… Il Vero!” il suo disappunto, bollando “Bella Ciao” come un canto comunista e sostenendo che insegnare quella canzone ai giovanissimi significherebbe “soffocare la libertà dell’uomo fin dalla tenera età”.
Il post ha scatenato una valanga di commenti, quasi tutti di segno contrario. A fare da argine alle posizioni più critiche ci ha pensato l’ANPI- Associazione Nazionale Partigiani “Valle e Piana del Sele”, ricordando che Bella Ciao è un canto partigiano, simbolo della lotta antifascista, e che il fascismo non è un’opinione ma un crimine punito dalla legge. Durissimo anche Ubaldo Baldi, presidente provinciale dell’ANPI: “Vergognati- ha scritto all’indirizzo dell’autore del post- Bella Ciao non è un canto comunista, è un canto di Liberazione, di chi ha fatto sì che l’Italia si liberasse dalla dittatura fascista”.
In tanti, tra i commentatori, hanno ribadito che la storia e l’educazione civica sono materie scolastiche a tutti gli effetti. E che insegnare ai bambini da dove veniamo non è indottrinamento, ma memoria. Una polemica che, alla vigilia del 25 Aprile, Festa della Liberazione, fa inevitabilmente riflettere.



