Valva (Sa). “Siamo fiduciosi nel lavoro della Magistratura, pronti alla battaglia giudiziaria e auspichiamo una condanna esemplare per gli imputati affinché la colpa della tragedia non ricada sui morti ma si accertino le responsabilità di chi avrebbe dovuto salvare la vita di dipendenti e ospiti del resort, attivando la Carta Valanghe che avrebbe evitato il triste epilogo che si è verificato”.

A nove anni dalla strage del 18 gennaio 2017, quando una slavina staccatasi dal Monte Gran Sasso travolse e fece crollare l’hotel Rigopiano di Farindola, in Abruzzo, provocando 29 morti e 11 sopravvissuti, tra clienti e dipendenti del resort, l’avvocato Camillo Graziano, legale della famiglia della vittima salernitana Stefano Feniello, commenta così l’attesa dell’ultima udienza del processo bis in corso dinanzi alla Corte di Appello di Perugia.
A febbraio la Corte dovrà pronunciarsi sulla richiesta di condanna avanzata dal Procuratore Generale nei confronti di sei funzionari della Regione Abruzzo, accusati di omicidio plurimo colposo e disastro colposo per non aver realizzato la Carta pericolo valanghe, che secondo i giudici della Corte di Cassazione “avrebbe evitato la tragedia”.

Tra le vittime di quel tragico evento, Stefano Feniello, giovane di 28 anni, originario di Valva, nel salernitano, e residente a Silvi Marina. Feniello stava soggiornando per una sola notte al resort insieme alla sua ragazza, Francesca Bronzi, quest’ultima sopravvissuta alla slavina. La coppia era giunta a Rigopiano il giorno prima, dove stava festeggiando il compleanno del giovane salernitano e i cinque anni di fidanzamento.
I due fidanzatini, proprio la mattina del 18 gennaio, così come gli altri ospiti del resort, molte ore prima che si staccasse la valanga dalla montagna e a seguito dell’aggravarsi delle condizioni meteorologiche, che avevano registrato una nevicata record, avevano preparato l’autovettura caricando le valige con il vestiario, spalando la neve fino al cancello del resort.
Gli ospiti dell’hotel, in attesa dell’arrivo di una turbina spazzaneve, che però non è mai arrivata, attendevano la liberazione della strada provinciale e comunale per poter rientrare dalle loro famiglie. Turbina che, nonostante l’allerta meteo per intense nevicate, non è mai giunta all’hotel Rigopiano, trasformando quei momenti di gioia e relax in terrore.
Una slavina di 19mila tonnellate di neve si è staccata dalla montagna, inghiottendo in una trappola mortale ospiti e dipendenti del resort.
La vicenda, lo scorso anno, ha visto gli Ermellini della Cassazione confermare la
condanna di secondo grado, con l’accusa di rifiuto di atti di ufficio e falso, nei confronti dell’ex prefetto di Pescara, e rinviare gli atti processuali alla Corte d’Appello di Perugia per un processo bis volto a rivedere la posizione di sei persone, tra dirigenti della Regione Abruzzo e funzionari pubblici di Provincia e Comune, tra cui l’ex sindaco di Farindola, assolti in primo e secondo grado.
La novità della sentenza della Cassazione è stata la rivalutazione delle posizioni di sei dirigenti della Regione Abruzzo, accusati di disastro colposo, che avevano ricoperto incarichi nella Protezione Civile e che erano stati assolti nei precedenti gradi di giudizio. Secondo la Cassazione, sarebbero responsabili di non aver realizzato la Carta pericolo valanghe, che, come si evince dalle motivazioni della sentenza, avrebbe potuto evitare la tragedia.
È attesa quindi per la seconda settimana di febbraio l’ultima udienza del processo, nel
quale i parenti delle vittime si sono costituiti parte civile. La Corte di Appello di Perugia dovrà pronunciarsi sulle richieste di condanna del Procuratore Generale per il reato di omicidio colposo plurimo nei confronti di dipendenti comunali, dell’ex sindaco di Farindola e dei funzionari della Provincia, e per disastro colposo nei confronti dei dirigenti regionali.
Una sentenza che, non è escluso, possa essere impugnata e finire nuovamente dinanzi alla Corte di Cassazione.
Intanto, le famiglie delle vittime e i superstiti, stremati dal dolore e dalle lungaggini
processuali, chiedono pene esemplari, mentre si preparano a commemorare l’ennesimo anniversario di quella tragedia che il 18 gennaio 2017 ha portato via i loro cari.
Ventinove vittime i cui nomi saranno ricordati in una cerimonia che si terrà, come ogni anno, sul luogo della tragedia. Dolore e lacrime di familiari, amici e parenti che ricorderanno le vittime anche nei comuni di appartenenza.
Nel salernitano, la città di Valva ricorderà, come ogni anno, il suo Stefano Feniello, con una messa che si terrà nel pomeriggio del 20 gennaio nella chiesa di San Giacomo Apostolo.



