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Ripascimento ed ex Foce Irno, Cantone: «Ci sono attività in corso, verificheremo se sono stati commessi reati»

Sono due vicende distinte, entrambe al centro di attività della Procura di Salerno: da una parte l’inchiesta sul ripascimento del litorale, dall’altra gli accertamenti sull’ex Foce Irno. A fare il punto è il procuratore capo Raffaele Cantone, che ha spiegato come siano ancora in corso acquisizioni e verifiche.

Sul ripascimento, l’indagine sarebbe vicina alla conclusione. «Penso che arriveremo a conclusione a breve e ci saranno dei risultati concreti, con una indicazione specifica di quello che è stato fatto», ha spiegato Cantone. L’inchiesta, verosimilmente, trae origine anche dall’attenzione istituzionale sollevata nei mesi scorsi e, in particolare, dall’interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Forza Italia Pino Bicchielli sul caso Universo Beach, con la richiesta di verifiche sulla sicurezza dell’arenile e sulle criticità ambientali legate agli interventi.

Cantone ha distinto il caso di Cetara da quello di Salerno. Nel primo, la presenza di un’area sottoposta a tutela ambientale ha consentito di contestare specifiche ipotesi di reato, tra cui quella prevista dall’articolo 734 del Codice penale, intervenendo durante le operazioni. A Salerno, invece, «il Comune stesso ha bloccato l’attività», dopo danni ritenuti oggettivi e rilevanti. L’assenza di vincoli ambientali avrebbe reso più complesso il sequestro. «Noi riteniamo comunque che siano stati commessi dei reati», ha chiarito il procuratore.

Separata la vicenda dell’ex Foce Irno. Nei giorni scorsi la Squadra Mobile si è recata al Comune per acquisire documenti. «Abbiamo fatto l’acquisizione di cui si è parlato, abbiamo acquisito altri documenti e stiamo facendo ulteriori attività», ha spiegato Cantone. L’obiettivo è verificare se, oltre a eventuali irregolarità amministrative, siano stati commessi reati. «Non tutte le illegittimità sono reato», ha ricordato, anche alla luce dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio.

Quanto agli esposti, Cantone ha precisato che il diritto a ricevere informazioni sul procedimento spetta alla persona offesa, secondo quanto previsto dall’articolo 335 del codice di procedura penale. «Se avessero risposto avrebbero sbagliato», ha concluso, chiarendo che la semplice denuncia non attribuisce automaticamente al denunciante la qualifica di persona offesa.