Si chiude senza un’intesa l’incontro tra Fonderie Pisano e Regione Campania sulla possibile ripresa delle attività dello stabilimento di Salerno. Al termine della riunione, l’amministratore delegato Ciro Pisano ha espresso delusione, annunciando l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo per gli 88 dipendenti.
Al confronto hanno partecipato il direttore generale del Settore Ambiente, Antonello Barretta, la dottoressa Giuseppina Sessa e lo stesso Pisano, assistito dall’avvocato Lorenzo Lentini. L’incontro, sollecitato dal Ministero delle Imprese, avrebbe dovuto individuare soluzioni per salvaguardare l’occupazione.
Lo stabilimento è fermo dal 25 marzo e, secondo l’azienda, dal 30 ottobre i lavoratori sono senza reddito. Pisano ha ribadito che i vecchi cubilotti sono stati dismessi e il relativo camino soppresso. La richiesta avanzata alla Regione riguardava una ripartenza graduale attraverso un unico forno elettrico, già autorizzato secondo l’azienda, rinviando le successive fasi alle eventuali procedure di Valutazione di impatto ambientale.
«Abbiamo trovato un muro, un no aprioristico e immotivato», ha dichiarato Pisano, contestando il mancato avvio di una Conferenza dei Servizi dedicata alla prima fase.
L’azienda sostiene inoltre di aver chiesto un percorso alternativo senza ottenere risposte concrete. Da qui la decisione di procedere con i licenziamenti collettivi. «Tenere fermo l’impianto, senza decidere, non protegge nessuno», ha concluso Pisano, attribuendo alla Regione la responsabilità dello stallo. Resta ora da conoscere la posizione dell’ente regionale.
Intanto, l’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro respinge ogni accusa e conferma che la proprietà non ha presentato alcun nuovo progetto.



